poltergeist
La parola poltergeist viene dal tedesco e significa “spirito dispettoso” o “rumoroso” (da poltern,
bussare). Secondo il folklore di molti paesi, infatti, questi fenomeni
bizzarri e distruttivi sarebbero dovuti all’attività di entità
disincarnate di vario genere (demoni, streghe, fantasmi o anche
folletti, come i vari munacielli, mazapegul e lengheli
della tradizione popolare italiana). Questo forte radicamento nelle
leggende di tante culture sparse nel mondo testimonia la grande
antichità e l’universalità del fenomeno. Casi di attività poltergeist
vengono riferiti da secoli, e alcune testimonianze risalgono
addirittura al primo secolo d.C. (o, secondo alcuni, all’antica Roma).

Tra le caratteristiche ricorrenti del poltergeist ci sono fenomeni vari di natura prevalentemente fisica, che vanno dai suoni (tipici i raps,
i “picchi” percussivi di provenienza ignota) al movimento di oggetti
(che a volte si postano nell’aria a velocità innaturale o seguendo
traiettorie insolite), dai disturbi elettronici (che possono
determinare il malfunzionamento di elettrodomestici, computer e altri
apparecchi tecnologici) alla comparsa di fuochi o pozze d’acqua di
origine indeterminata. Più di rado si registrano apparizioni o casi di
vessazione (o di presunta possessione) che coinvolgono la persona al
centro dei fenomeni. Un aspetto tipico del poltergeist,
infatti, è la presenza del cosiddetto “soggetto focale”, una persona
(spesso in età puberale o adolescenziale) in prossimità della quale
sembrano verificarsi tutti o la maggior parte dei fenomeni.
Quest’ultimo aspetto ha portato vari studiosi ad interpretare il poltergeist
in termini di attività psicocinetica inconscia (RSPK, “Recurrent
Spontaneous Psychokinesis”, psicocinesi spontanea ricorrente) da parte
di un “agente” che manifesterebbe in questo modo particolari tensioni e
conflitti psicologici (legati ad esempio ai primi impulsi sessuali, ad
aggressività repressa o, per le ragazze, alla comparsa del menarca).
Le altre interpretazioni principali fanno riferimento all’ipotesi
spiritica (i fenomeni sarebbero causati, per l’appunto, dallo spirito
di un defunto o da altre entità intelligenti), a quella scettica (per
la quale i casi di poltergeist
sarebbero tutti riconducibili a cattiva osservazione, autosuggestione e
frode) e al modello neurologico di William Roll e Michael Persinger
(che collega l’attività psicocinetica ad alterazioni elettromagnetiche
causate da disturbi del sistema nervoso centrale).

Tra i poltergeist meglio documentati possiamo citare il caso di Sauchie
(Scozia), che ebbe per protagonista Virginia Campbell, una ragazza che
aveva allora 11 anni (siamo nel 1960). Quando Virginia andò a vivere
insieme a sua madre presso la casa di uno zio, iniziarono a verificarsi
strani incidenti. Scrive John Gaither Pratt (citato da Enrico
Marabini):
Qui Virginia doveva dormire con la sua giovane nipote, Margaret, in
un letto a due piazze. Il 22 novembre 1960, dopo essere andate a letto,
le ragazze chiamarono gli adulti, che erano al pianterreno, e si
lamentarono di rumori strani nella stanza. Questo fatto segnò l’inizio
dei fenomeni poltergeist di Sauchie.
Ai fenomeni, che durarono per circa due o tre mesi e che
comprendevano colpi, movimento di mobili e suppellettili, scosse di
tipo vibratorio del letto, ecc., assistettero, tra gli altri, un prete,
tre medici e l’insegnante di Virginia. Curiosi avvenimenti, infatti,
sembravano accompagnare Virginia anche a scuola:
La bambina era seduta al suo banco, mentre gli altri ragazzi stavano
leggendo un brano in silenzio. L’insegnante si accorse che il coperchio
del banco di Virginia si apriva e si chiudeva; poi guardò Virginia, che
aveva tutte e due le mani sul bordo del banco, come se cercasse di
chiuderlo. La maestra e gli alunni rimasero a guardare in silenzio e
fermi, finché il coperchio del banco non si chiuse definitivamente. Più
tardi, il banco vuoto dietro Virginia si sollevò di qualche centimetro
e si spostò uscendo dalla fila degli altri banchi. L’insegnante andò
immediatamente a verificare se c’erano delle corde o qualche altro
trucco: non c’era niente. Tre giorni dopo Virginia era vicina alla
cattedra per un problema che non riusciva a risolvere. Ella era in
piedi a lato della seggiola dell’insegnante. Questa riferì che un
righello, che era sulla cattedra, cominciò a muoversi e ad agitarsi per
poi raggiungere il bordo della cattedra e cadere a terra. L’insegnante
mise le mani sul piano del mobile e sentì che questo vibrava. Poi la
parte destra della cattedra (rispetto alla maestra seduta) cominciò ad
allontanarsi e si fermò, formando un angolo rispetto alla sua posizione
originale. La cattedra dovette essere trasportata di nuovo al suo posto
prima che l’insegnante potesse servirsene. Il 23 gennaio, due mesi e un
giorno dopo che questi fenomeni erano iniziati, un vaso di fiori che
Virginia aveva portato alla maestra cominciò a muoversi sul piano della
cattedra come aveva fatto in precedenza il righello…

Esemplare, per l’accuratezza con cui fu studiato dal parapsicologo tedesco Hans Bender, è senz’altro il caso di Rosenheim (Germania). Nel novembre del 1967, i giornali tedeschi cominciarono a diffondere la notizia di alcuni fatti inspiegabili che sembravano avere luogo nello studio dell’avvocato Adam a Rosenheim, in Baviera. Si udivano colpi, i tubi al neon saltavano e si svitavano, le valvole elettriche si disinserivano, centinaia di chiamate al servizio dell’ora esatta venivano effettuate senza che nessuno usasse il telefono (in un’occasione se ne registrarono 9 in appena 2 minuti), i quadri cadevano o ruotavano intorno ai ganci, i lampadari oscillavano, i cassetti scivolavano via dai mobili e nemmeno la grande libreria del peso di 180 kg sembrava avere pace. Insomma, il piccolo studio legale era precipitato nel caos. In un primo momento si pensò a degli sbalzi di corrente, ipotesi che sembrò confermata quando i tecnici della centrale elettrica constatarono abnormi deflessioni nella corrente. Si provvide quindi a sostituire l’intero impianto elettrico e ad installare un generatore autonomo. I fenomeni continuarono. Fu perciò interpellato il dott. Hans Bender, che si accorse ben presto dello stretto legame tra i fenomeni ed una giovane impiegata di 19 anni, Annemarie Schabel:
Ciò che disorientava i tecnici costituì per noi la chiave per
l’impostazione dell’ulteriore corso dell’indagine: solo durante
l’orario d’ufficio i diagrammi presentavano le straordinarie
deflessioni e si verificarono gli strani fenomeni. Spesso la prima
deflessione massimale veniva registrata proprio nel momento in cui
Annemarie metteva piede nello studio. Anche altre osservazioni stavano
ad indicare che i fenomeni dipendevano dalla sua presenza. Se la
ragazza passava per il corridoio le lampade cominciavano ad oscillarle
dietro, le lampadine esplodevano e i pezzi di vetro le venivano addosso
(Hans Bender, cit. da Marabini).
Fu anche installata una videocamera e, per la prima volta nella storia, si riuscì a filmare un fenomeno di poltergeist.
Per confermare la sua ipotesi, Bender consultò due fisici dell’Istituto
Max Planck di Monaco, il dott. F. Karger e il dott. G. Zicha, che, dopo
aver escluso tutte le spiegazioni ordinarie (variazioni della tensione
di rete, cariche elettrostatiche, scariche di condensatori, infrarosso,
ultrasuoni, forti scosse, contatti spuri negli amplificatori e frode),
conclusero: “Una descrizione dei fenomeni in base agli attuali princìpi
della fisica è impossibile”.
Molti altri fenomeni vennero osservati, ma tutto cessò quando, qualche
tempo dopo, Annemarie cambiò posto di lavoro e lasciò lo studio
dell’avvocato Adam.


