OBE
La sigla OBE significa Out of the Body Experience, “esperienza
extracorporea”, e sta ad indicare, secondo la definizione di Richard
Broughton, “la sensazione che la propria coscienza sia temporaneamente
al di fuori del proprio corpo” (Parapsicologia, Milano 1994, p.
254). Chi vive un’esperienza di questo genere, cioè, si ritrova per un
certo periodo di tempo (di solito molto breve, ma non necessariamente)
ad osservare l’ambiente che lo circonda da una prospettiva spaziale
diversa da quella ordinaria, come se si trovasse letteralmente separato
dal proprio corpo.
Così descrive il suo primo “distacco” Robert A. Monroe, famoso
indagatore delle esperienze extracorporee e fondatore dell’omonimo
istituto di ricerca:
Era notte fonda, ero a letto e stavo per prendere sonno. Mia moglie
si era addormentata accanto a me. Mi sembrò che ci fosse un flusso di
corrente nella mia testa, e rapidamente la sensazione si diffuse in
tutto il corpo. Sembrava tutto come al solito. Mentre giacevo, cercando
di decidere in quale altro modo potessi analizzare la cosa, mi accadde
di pensare come sarebbe stato bello prendere un aliante e andare a
volare, l’indomani (a quel tempo era il mio hobby). Senza preoccuparmi
delle conseguenze, perché ancora ignoravo che ce ne sarebbero state,
indugiai sul pensiero piacevole del volo. Dopo un istante mi accorsi di
qualcosa che premeva contro la mia spalla. Con vaga curiosità portai la
mano verso l’alto e indietro per sentire di cosa si trattasse. La mano
trovò una parete liscia. Mossi la mano quanto me lo permetteva la
lunghezza del braccio e la parete continuava, liscia, ininterrotta.
Tutti i miei sensi erano vigili: cercai di vedere nella semioscurità.
Era un muro, e mi appoggiavo al muro con la spalla. Immediatamente
dedussi che mi ero addormentato ed ero caduto dal letto. Non mi era mai
successo prima, ma stavano accadendo tante cose strane, che cadere dal
letto era perfettamente possibile.
Guardai ancora. Qualcosa non andava. Questo muro non aveva finestre,
non c’erano porte, non c’erano mobili appoggiati. Non era un muro della
mia camera da letto. Eppure aveva qualcosa di familiare. Di colpo lo
identificai. Non era un muro, era il soffitto. Fluttuavo contro il
soffitto, rimbalzando dolcemente ad ogni movimento. Spaventato, mi
girai nell’aria e guardai al di sotto. Nella penombra, sotto di me,
c’era il letto. Due persone erano nel letto. A destra, mia moglie.
Accanto a lei, qualcun altro. Tutti e due erano apparentemente
addormentati.
Che strano sogno, pensai. Ero curioso. Chi potevo sognare, a letto con
mia moglie? Guardai meglio, e lo shock fu tremendo. Il “qualcuno” nel
letto ero io!

Come in questo caso, la forma in cui i soggetti si trovano durante
lo stato di separazione è spesso una replica del corpo fisico (vestiti
compresi), altre volte è invece descritta come una “sfera” o un “punto”
indefinito nello spazio. In una certa percentuale di casi (il 20%
secondo un’indagine di Harvey J. Irwin) la forma parasomatica risulta
legata al corpo fisico da una struttura simile ad una corda (quella che
da alcuni autori viene chiamata “corda astrale” o “corda d’argento”).
Sembra comunque che questo aspetto sia oggi meno frequente rispetto al
passato, ed è estremamente raro nelle esperienze indotte in laboratorio.
L’OBE è un fenomeno ben noto a certe tradizioni religiose (in
particolare quelle di tipo sciamanico) ed esoteriche. Nella letteratura
occultistica viene definito anche “viaggio astrale”. Certi rapimenti
mistici di santi cristiani ricordano molto da vicino le esperienze OBE.
Un altro fenomeno tipico del misticismo, la bilocazione, è in parte
sovrapponibile all’OBE, ma solitamente, nella bilocazione, il soggetto
si presume essere fisicamente
presente in due luoghi diversi, o comunque il suo “doppio” si rende
visibile come se fosse un corpo in carne ed ossa (per contro, nelle OBE
raramente il soggetto viene veduto o percepito da altri nella sua
condizione extracorporea).
Le situazioni nelle quali può verificarsi un’OBE sono le più diverse.
Per lo più, avvengono in momenti di rilassamento (ad esempio durante il
sonno, o poco prima di addormentarsi), ma non mancano OBE scatenate da
eventi traumatici (incidenti, stress, shock emotivi, ecc.) o OBE
spontanee che insorgono nel bel mezzo di attività del tutto ordinarie
(camminare, guidare, conversare, ecc.). Celia Green cita ad esempio il
caso seguente, nel quale il soggetto stava viaggiando su un mezzo
pubblico:
Viaggiavo su un autobus a due piani dalla mia casa alla città
vicina. Sedevo nella parte posteriore dell’autobus e guardavo dal
finestrino quando tutt’a un tratto, senza nessun avvertimento, mi
accorsi che mi stavo osservando dalla scala dell’autobus. Tutti i miei
sensi (la vista, il tatto, ecc.) potevano essere sulla scala, solo il
mio corpo era rimasto sul sedile (Esperienze di bilocazione, Roma 1985, p. 24).
Alcune persone sono in grado di indurre volontariamente l’esperienza,
seguendo varie tecniche di rilassamento che sembrano favorirla (la
sensitiva italiana Pasqualina Pezzola, ad esempio, durante quelli che
sembravano “viaggi astrali” visitava luoghi lontani ed eseguiva
diagnosi a distanza che si rivelavano poi corrette). A differenza delle
OBE spontanee, che di solito restano circoscritte all’ambiente nelle
immediate vicinanze del soggetto (la camera da letto, ad esempio), i
“viaggi” volontari possono spingersi molto più in là, fino a
raggiungere località distanti e, talvolta, quelli che i protagonisti
descrivono come regni spirituali, altre dimensioni o pianeti
extraterrestri. Ovviamente, per la parapsicologia queste ultime
esperienze, per quanto affascinanti, hanno un’utilità abbastanza
limitata ai fini dell’accertamento della loro eventuale
“paranormalità”, essendo nella maggior parte dei casi non verificabili.
Molti studiosi, infatti, interpretano le OBE come forme particolari di
esperienze allucinatorie, ritenendole perfettamente spiegabili in base
a meccanismi psicologici e neurologici noti. Ciò, però, sembra
contraddire la testimonianza personale di chi, trovandosi a vivere
questo genere di esperienze, le giudica del tutto distinte da
allucinazioni e sogni, riferendo tra l’altro una maggiore chiarezza e
lucidità nello stato extracorporeo (soggetti con difetti fisici come
sordità o cecità possono addirittura recuperare i sensi mancanti
durante le OBE). Diventa allora importante verificare l’eventuale
presenza di elementi paranormali. In particolare, ci si concentra su
quei casi nei quali un soggetto “in astrale” riesce a percepire (e poi
a descrivere) dettagli ed eventi al di fuori della propria portata
sensoriale.

L’idea che, nelle OBE, “qualcosa” si separi letteralmente dal corpo
fisico e si muova in maniera indipendente nello spazio circostante,
infatti, è solo una delle varie interpretazioni possibili del fenomeno.
Alcuni esperimenti furono condotti dalla Psychical Research Foundation
e dall’American Society for Psychical Research, tra gli anni ’70 e gli
anni ’80, per testare questa ipotesi, con risultati a tratti
incoraggianti ma decisamente discontinui. La difficoltà maggiore
risiedeva soprattutto nell’impossibilità teorica di distinguere, nei
casi coronati da successo, tra OBE in senso proprio ed ESP con
componente allucinatoria tipo OBE. Ovvero: quando un soggetto riusciva
a descrivere un “target”, lo faceva perché lo stava effettivamente
osservando da un diverso punto dello spazio, oppure lo percepiva
tramite ESP immaginando
soltanto di trovarsi in un diverso punto dello spazio? E quando un
soggetto sembrava influenzare un dispositivo di rilevamento, era il suo
“corpo astrale” a manipolarlo o si stava servendo della psicocinesi?
Per cercare di dirimere questi dubbi si adottarono accorgimenti
specifici in alcuni esperimenti, ma nessuno era effettivamente in grado
di escludere la possibilità teorica di un’interpretazione puramente
extrasensoriale dei risultati.
Altre teorie interpretano le OBE come particolari costruzioni mentali
di tipo puramente allucinatorio, riconducendole a processi di tipo
fisiologico (omeostasi biologica, interferenze tra processi cerebrali,
disfunzioni neurologiche, ecc.) o psicologico (schizofrenia,
depersonalizzazione, fantasie ipnagogiche, costrutti cognitivi, ecc.).
Nessuna di queste teorie, comunque (alcune delle quali risultano non
confermate o contraddette da indagini successive), è finora riuscita a
spiegare tutti gli aspetti delle OBE, e devono quindi essere
considerate come delle ipotesi parziali in attesa di conferme
definitive.

