infestazione
Il fenomeno infestatorio, per molti versi simile a quello tipo poltergeist,
è come questo profondamente radicato nel folklore e nelle leggende di
tutti i popoli. Storie di “luoghi infestati” e di “case stregate” si
ritrovano in ogni epoca (la prima storia di fantasmi è raccontata da
Plinio il Giovane), e presentano caratteristiche ricorrenti. Le
indagini moderne su presunti casi di infestazione cominciano con
l’opera pioneristica della Society for Psychical Research,
alla fine dell’Ottocento. Come il poltergeist,
anche le infestazioni sono caratterizzate da fenomeni prevalentemente
fisici (tonfi, colpi, voci, rumore di passi, movimenti di oggetti,
apertura e chiusura di porte, ecc.), ma ad essi si associa tipicamente
l’apparizione di figure spettrali, talvolta identificate con gli
spiriti di defunti che sarebbero vissuti e morti (di solito in modo
cruento) nel luogo teatro dei fenomeni. A differenza del poltergeist,
quindi, l’infestazione non è legata ad una determinata persona, bensì
ad un luogo (case abitate o disabitate, ville, castelli, cimiteri,
ecc.), e le sue manifestazioni sono meno eclatanti rispetto al poltergeist
ma di durata assai maggiore. Per esemplificare al meglio le
caratteristiche salienti di questo genere di fenomeni e le modalità con
cui vengono solitamente investigati, citiamo due casi tra i molti a
disposizione.
L’infestazione di Cheltenham (Inghilterra) ebbe inizio nel giugno del 1882 nell’ampia casa in All Saints Road, nella quale si era trasferita da poco la famiglia Despard. A riferire i fatti è Rosina Despard, una studentessa di medicina diciannovenne, che ne fece una relazione accurata pubblicata nel 1893 sui Proceedings della Society for Psychical Research. L’infestazione durò per 7 anni e l’apparizione fu vista da almeno 20 persone, alcune delle quali non sapevano niente dei fenomeni. Sembra che anche gli animali di casa (in particolare un piccolo terrier) percepissero la presenza del fantasma.
La prima ad imbattersi nella donna piangente di Cheltenham fu
proprio Rosina, che così la descrive:
La figura era quella di una donna alta, vestita di una stoffa
nera
morbida, probabilmente lana, a giudicare dal fatto che non produceva
quasi fruscio muovendosi. Il volto era nascosto da un fazzoletto che
lei teneva con la mano destra. Questo è tutto ciò che notai quella
volta; ma in successive occasioni, quando mi fu possibile osservarla
meglio, vidi la fronte (in effetti solo la parte sinistra) e un po’
della capigliatura. La mano sinistra, che teneva in basso lungo il
corpo, era quasi interamente nascosta dalla manica e da una piega del
vestito. Su entrambe le maniche erano parzialmente visibili dei polsini
da lutto, quali usano portare le vedove, cosicché l’impressione
d’insieme era quella di una donna vestita a lutto per una recente
vedovanza. Sul capo non portava cappello, ma qualcosa come una cuffia
con un lungo velo o un cappuccio (R. Broughton,
Parapsicologia, Milano 1994, p. 209).
Negli anni seguenti, Rosina vide altre volte questa figura, e come
lei anche altri membri della famiglia, la servitù e il giardiniere (ai
quali Rosina non aveva ancora raccontato nulla). Gli unici suoni che
accompagnavano l’apparizione erano dei colpi sulle porte, dei cigolii
alle maniglie, un lieve rumore di passi (che variava a seconda della
superficie su cui la figura si trovava a camminare) e i tristi sospiri
con cui sembrava rispondere ai tentativi di comunicazione da parte di
Rosina. A volte sembrò sul punto di parlare, ma ogni volta rinunciava,
come se non fosse in grado. A volte solo alcune persone sembravano
percepirla, altre volte veniva vista da più testimoni, come in questo
caso:
Mi disse che, mentre sedeva al piano in salotto, aveva visto
la
figura, che stava alle sue spalle e molto vicino a lei. Rientrai con
lei in salotto e vedemmo la figura presso la finestra ad arco, al suo
solito posto. Per diverse volte le rivolsi la parola ma non ebbi
risposta. Rimase lì, ferma, in piedi, per circa dieci minuti o un
quarto d’ora; poi attraversò la stanza fino alla porta e si inoltrò nel
corridoio, scomparendo nel solito punto presso la porta del giardino.
Mia sorella Mabel entrò in quel momento venendo dal giardino e disse
che l’aveva vista arrivare dalla cucina per la scala esterna. Tutte e
tre uscimmo in giardino, proprio quando Freda, chiamandoci da una
finestra del primo piano, ci disse che l’aveva appena vista
attraversare l’aiuola di fronte e dirigersi lungo il sentiero verso
l’orto. Quella sera, quindi, fummo tutte e quattro le sorelle a vederla
(Ibid., pp. 211-12).
Su suggerimento del ricercatore psichico Frederic Myers, della SPR,
Rosina tentò alcuni esperimenti per accertarsi dell’immaterialità della
figura. Tese ad esempio dei fili sottili nei punti in cui il fantasma
si manifestava, per ritrovarli intatti dopo il suo passaggio. I
tentativi di toccare la dama misteriosa si rivelavano infruttuosi:
quando Rosina cercava di avvicinarla, si ritraeva e le sfuggiva. Lo
stesso Myers, a partire dal 1884, svolse delle indagini sul caso,
intervistando i testimoni e confrontandone le dichiarazioni, e
concluse: “In questa vicenda si può osservare che i fenomeni visti o
uditi da tutti i testimoni avevano caratteristiche molto uniformi,
anche nei numerosi casi in cui non c’era stato alcun precedente scambio
di informazioni fra i percipienti” (Ibid., p. 214). Col passare del
tempo, i fenomeni sembrarono attenuarsi e infine scomparire del tutto.
Dopo il 1889 i Despard non videro più la figura (che già dal 1887
appariva meno nitida) e nella casa non risuonarono più rumori
misteriosi. Sembra che i successivi abitanti della casa e alcune
persone del vicinato abbiano visto anch’essi l’apparizione, ma le
notizie in merito sono vaghe e frammentarie.
Altrettanto celebre il caso di Ballechin House.
Siamo nella
contea di Perth (Scozia), nell’anno 1880. Ballechin House è un’elegante
dimora di campagna risalente al 1806, nella quale era vissuto e morto
il maggiore Robert Stuart, un eccentrico personaggio che, dopo aver
servito per tutta la vita nella Compagnia delle Indie, si era
trasferito a Ballechin trascorrendovi i suoi ultimi anni. Del maggiore
si diceva che preferisse la compagnia dei suoi 14 cani a quella degli
altri esseri umani, e che avesse delle bizzarre credenze in fatto di
aldilà. Nei lunghi anni di permanenza in India, infatti, aveva
assorbito molte delle locali dottrine religiose, tra cui quella sulla
trasmigrazione delle anime. Fu così che, prima di morire, giurò che
avrebbe continuato a dimorare a Ballechin House, dopo aver assunto la
forma del suo cane preferito, un grande spaniel nero.

Il maggiore Stuart morì nel 1874, e già pochi anni dopo la sua
morte
degli strani avvenimenti cominciarono a verificarsi nella casa. Ad
ereditare Ballechin House fu John Stuart, nipote del maggiore. John era
un fervente cattolico (tra l’altro adibì la villa a convento di suore)
e, memore del giuramento del nonno, decise di uccidere tutti i cani
della casa, a cominciare proprio dallo spaniel nero. Ma questo
accorgimento evidentemente non bastò a scongiurare l’infestazione. Fu
proprio la moglie di John a notare i primi fenomeni. Una volta, mentre
era nello studio, avvertì un odore terribile e, quando si alzò per
andare ad aprire la finestra, sentì come se un cane le si strofinasse
su una gamba. In seguito si udirono vari rumori, compresi sussurri
indistinti e quelli che sembravano colpi d’arma da fuoco. Negli anni
successivi l’atmosfera nella casa si fece così pesante che una giovane
domestica decise di licenziarsi. Padre Patrick Hayden, un gesuita che
ebbe modo di trascorrere alcuni giorni a Ballechin House, fu disturbato
ripetutamente da grida e rumori così fragorosi che gli impedivano di
dormire. Una notte udì distintamente un cane che raspava alla porta
della sua camera, ma quando andò a controllare non c’era alcuna traccia
dell’animale. Nel 1896, Joseph Heaven, che aveva affittato la casa per
un periodo di un anno, andò via insieme alla sua famiglia dopo appena
11 settimane.
Agli strani rumori si erano aggiunti altri fenomeni inquietanti: le
coperte dei letti venivano tirate, in alcune stanze si percepiva la
presenza di “qualcosa”, e per giunta cominciò a rendersi visibile
l’apparizione di un fantasma vestito con un abito di seta. Pochi mesi
dopo, Lord Bute, ricercatore psichico e membro della SPR, dopo aver
ascoltato la testimonianza di Heaven decise di intraprendere
un’indagine approfondita. Il 3 febbraio del 1897 Lord Bute si trasferì
nella casa insieme a Miss Goodrich-Speer e ad altri ricercatori ed
amici, per un totale di 35 persone. Tra tutti questi ospiti, una
ventina riferì di aver udito i suoni misteriosi, alcuni percepirono la
presenza, in una stanza in particolare, di un’entità ostile, e Miss
Goodrich-Speer, oltre ai colpi, udì anche un cane che ringhiava e
grattava sulla porta della sua camera da letto (in seguito furono
ritrovati dei segni simili a graffi), e vide l’apparizione di una suora
che, dopo essersi allontanata, scomparve nel nulla. Il fenomeno
principale, comunque, erano i suoni, che sembravano seguire un
andamento costante, e talvolta si manifestavano con modalità davvero
insolite. Scrive ad esempio Massimo Biondi:
I fragori venivano avvertiti sempre nel medesimo orario, tra
mezzanotte e le 4.30 del mattino, ma la cosa più strana di tutte fu che
talvolta alcuni non riuscivano a riaddormentarsi a causa dei rumori
violenti, tanto forti perfino da scuotere i loro letti, mentre altri
nelle stanze adiacenti riposavano o dormivano indisturbati non sentendo
nulla. La stessa cosa che avevano affermato alcuni degli inquilini che
negli anni precedenti erano stati a Ballechin (Misteriose
presenze, Milano 2005, pp. 142-43).
Da una seduta sarebbe inoltre emerso che la suora vista da Miss
Goodrich-Speer era da identificarsi con Isabella (nella seduta si
ottenne il nome “Ishbel”), la sorella di Robert Stuart, morta nel 1880.
Verso la metà di maggio l’indagine fu interrotta. L’infestazione
sembrava essere stata confermata, ma dei dissidi sorti tra i membri
della SPR a causa di motivi personali e legali (il proprietario aveva
protestato per l’uso che, a sua insaputa, si era fatto della casa e per
le eventuali ripercussioni economiche che questa vicenda avrebbe potuto
causare) determinò un forte mutamento di opinioni tra molti. Lo stesso
Myers, ad esempio, contrariamente alle sue affermazioni iniziali, si
disse certo che Ballechin House non fosse affatto infestata. Da parte
sua, Miss Goodrich-Speer difese sempre la genuinità dei fenomeni. Dal
1932 la casa non fu più abitata e infine, nel 1963, fu definitivamente
demolita.

