ESP


Con la sigla ESP (acronimo di “Extra-Sensory Perception”, percezione extrasensoriale) si intende una particolare modalità cognitiva attraverso la quale un soggetto è in grado di acquisire informazioni indipendentemente dai normali canali sensoriali e da ogni deduzione logica. L’informazione può essere rappresentata dal contenuto mentale di un altro individuo (telepatia), da una realtà esterna, al di fuori della portata sensoriale (chiaroveggenza), da un evento che deve ancora avvenire e che non sia ragionevolmente prevedibile (precognizione) o da un evento avvenuto nel passato ed ignoto al soggetto (retrocognizione). Quando non è possibile discriminare tra una forma e l’altra, si parla di GESP, ossia di “General Extra-Sensory Perception” (percezione extrasensoriale generica). Si tratta di esperienze estremamente comuni: secondo due sondaggi condotti negli Stati Uniti, una percentuale che oscilla tra il 58% e il 67% della popolazione adulta ritiene di aver vissuto fenomeni di percezione extrasensoriale.

Le modalità con cui l’ESP si manifesta sono piuttosto variegate. Molto spesso l’informazione paranormale giunge sotto forma di sogni (sia realistici che simbolici) o di intuizioni più o meno definite; più di rado assume il carattere di esperienza allucinatoria. Il sensitivo, inoltre, si può servire di un oggetto “induttore”, del quale è in grado di ricostruire la storia (senza ovviamente conoscerla), o attraverso il quale riesce a stabilire un contatto con le vicende e la personalità di chi lo ha posseduto o ha avuto a che fare con esso. Si parla in questi casi di psicometria o, più correttamente, di psicoscopia. Le mantiche, molto diffuse nel mondo antico e ancora oggi nelle culture tradizionali (si pensi alla rabdomanzia o alla visione nella sfera di cristallo), possono essere considerati esempi di psicoscopia. In certi casi il soggetto (di solito un sensitivo con una certa esperienza) è in grado di “visitare” mentalmente luoghi che gli vengono indicati e di cui non ha alcuna conoscenza, riferendo dettagli a volte estremamente precisi. Si tratta di una particolare forma di ESP definita “chiaroveggenza viaggante” o, con termine inglese, “remote viewing” (visione a distanza), e che ricorda molto da vicino certi aspetti delle cosiddette “esperienze fuori dal corpo” (OBE).

J. B. Rhine (a destra) sperimenta con Hubert Pearce


Data la scarsa affidabilità della fenomenologia spontanea – dovuta a fattori quali l’inaccuratezza della testimonianza umana, la possibilità di inganni e frodi, e soprattutto l’impossibilità di stabilire con precisione il ruolo del caso – i ricercatori hanno tentato, già verso la fine dell’Ottocento e, in maniera più sistematica, a partire dal 1927 (con il lavoro di Rhine), di riprodurre in ambiente controllato le principali forme di ESP, adottando metodologie prettamente scientifiche come la sperimentazione in doppio (o triplo) cieco e l’analisi statistica dei risultati.

Tra i principali approcci sperimentali vanno senz’altro citati gli esperimenti con le carte (le famose carte “Zener”, dal nome dello psicologo che ne propose per la prima volta i simboli) ideati e condotti, per oltre 60 anni e con risultati significativi, da Joseph Banks Rhine e dai suoi colleghi alla Duke University (North Carolina). Per semplicità e rigore formale (si trattava di indovinare un certo numero di carte-bersaglio e di valutare statisticamente i risultati per determinare se si discostavano dall’attesa casuale), il metodo stabilito alla Duke fece scuola, tanto che Rhine è tutt’oggi considerato il padre della parapsicologia moderna.
A partire dagli anni ’60 si cercò comunque di introdurre nuovi filoni di ricerca, che risultassero più stimolanti per i soggetti e che tenessero maggiormente conto dei fattori psicologici che potevano favorire l’ESP. Così, ad esempio, gli psicologi Montague Ullman, Stanley Krippner, Alan Vaughan e Charles Honorton condussero, tra il 1962 e il 1973, una serie di esperimenti di telepatia onirica presso il laboratorio del sonno del Maimonides Hospital Medical Center di New York. Data la relativa frequenza con cui la percezione extrasensoriale sembrava realizzarsi nei sogni, si ipotizzò che il sogno fosse una condizione favorente l’ESP, e si provò quindi ad indurre esperienze di telepatia in soggetti addormentati, che parevano effettivamente percepire le immagini-bersaglio (rappresentate in questo caso da dipinti o fotografie). Su 13 sessioni sperimentali, 10 diedero risultati statisticamente significativi (e in certi casi davvero sorprendenti per precisione e ricchezza di dettagli).

Il metodo ganzfeld


Fu poi la volta del ganzfeld (lett. “campo uniforme”), una tecnica di lieve deprivazione sensoriale introdotta da Charles Honorton (uno degli psicologi del Maimonides), che intendeva in tal modo proseguire il promettente filone sugli stati modificati di coscienza. Negli esperimenti in ganzfeld, il soggetto (percipiente) è seduto su una poltrona reclinabile, con gli occhi coperti da due mezze palline da ping pong e una luce colorata (di solito rossa) puntata contro. Nelle orecchie ha due auricolari che trasmettono un suono monotono detto “rumore bianco”. In queste condizioni, viene invitato a descrivere tutte le sensazioni e le immagini visive che gli passano per la mente, mentre in un’altra stanza un agente si concentra sull’immagine-bersaglio (un’immagine statica o un breve filmato), scelta casualmente tra quattro. Al termine della sessione, il soggetto (o un gruppo di giudici indipendenti) deve indicare il bersaglio che più si avvicina alla descrizione fornita. Anche in questo caso i risultati furono estremamente significativi e costanti (complessivamente, la possibilità che siano dovuti al caso è di una su oltre diecimila miliardi).

Per quanto riguarda la chiaroveggenza, i risultati più importanti si ottennero con gli esperimenti di visione a distanza (remote viewing) condotti a partire dagli anni ’70 presso lo Stanford Research Institute dai fisici Hal Puthoff e Russell Targ. Si trattava di esperimenti finanziati in gran parte dalla CIA e da altri enti governativi americani, evidentemente interessati alle possibilità di spionaggio paranormale. L’analisi di 26.000 test condotti (con procedura in doppio cieco) tra il 1973 e il 1988 ha evidenziato risultati statisticamente significativi, con un indice di probabilità casuale dell’ordine di un miliardo di miliardi contro una. In certi casi il livello di precisione ottenuto dai soggetti più esperti è stato davvero sensazionale. Pat Price, ad esempio, fu in grado di descrivere con precisione la base segreta sovietica di Semipalatinsk (della quale conosceva solo le coordinate), disegnando perfino una gigantesca gru a cavalletto che si trovava effettivamente nella base. Altri successi notevoli furono, tra gli altri, la descrizione di un nuovo sottomarino strategico sovietico da parte di tre soggetti, tra cui Joseph McMoneagle, e la localizzazione, da parte di Rosemary Smith, di un bombardiere sovietico che era stato abbattuto in Africa.

La gru della base di Semipalatinsk e il disegno originale di Pat Price


I meccanismi attraverso cui l’ESP opera sono ancora ignoti. Le teorie principali (al di là della posizione scettica secondo la quale non esisterebbe alcuna facoltà psi e i risultati degli esperimenti sarebbero dovuti ad errori, sviste o frode) fanno riferimento per lo più alla meccanica quantistica, ad ipotetiche onde (o campi) che veicolerebbero il segnale psi, a modelli multidimensionali dello spaziotempo o, ancora, ad una visione della mente (o, secondo un’altra impostazione, dello spirito) quale realtà distinta ed indipendente dal cervello fisico. Nessuna di queste teorie, allo stato attuale, ha ricevuto conferme definitive, e i parapsicologi sono ancora discordi sull’interpretazione da dare ai fenomeni (ciò vale sia per la percezione extrasensoriale che per la psicocinesi). Ciò che sembra evidente, alla luce della casistica spontanea e dei dati sperimentali sull’ESP, è che si tratta un processo mentale per lo più inconscio (sul quale solo i soggetti più esperti sono in grado di esercitare un certo controllo), indipendente dai limiti spaziali e, in una certa misura, temporali.

La realtà dei fatti extrasensoriali è ormai sufficientemente stabilita da un gran numero di riscontri sperimentali (malgrado le obiezioni degli scettici, che si appuntano soprattutto sulla dimensione spesso ridotta dell’effetto statistico, sulla presunta non-replicabilità dei fenomeni e sulla mancanza di una reale teoria in grado di interpretarli). Nel prossimo futuro la ricerca parapsicologica dovrà tentare di chiarire i processi che stanno alla base dell’ESP (e degli altri fenomeni psi), per poterne meglio controllare gli effetti ed ipotizzarne un eventuale utilizzo pratico.

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